COLAZIONE CON SUPPOSTA.

Stamattina ero di corsa e con mezza colazione fatta sono uscita di casa. Ma ho avuto il tempo di passare dalla nostra panetteria di fiducia, che è gestita da un gigante buono francese e da sua moglie, minuta, delicata e colombiana. Volevo uno di quei pan au chocolat che fanno, nella migliore tradizione francese, ma stamattina non ne avevano. Allora il proprietario, che per noi si chiama Jean François, con la sua faccia da bambino troppo cresciuto, mi ha strizzato l’occhiolino e mi ha detto a bassa voce col suo accento francese: “Ma non c’è  problema, te lo faccio subito un pan au chocolat!”. Ha preso un panino caldo appena sfornato e ci ha messo dentro una barretta di cioccolato. I vecchi rimedi della nonna funzionano sempre. Fin qui tutto bene, se non che mentre infilava la barretta nel “didietro” del panino, gli è meravigliosamente tornato in mente che da bambino è stato sempre curato a supposte. E ha iniziato con il suo tono più candido a elogiarmi il vecchio metodo della supposta, che non danneggia lo stomaco e va dritta a curare là dove c’è bisogno. Il tutto seguito da gesto eloquente nel caso non avessi capito bene. “Mio padre era chimico e mia madre infermiera – mi diceva mentre pagavo il mio pan au chocolat e scambiavo occhiate divertite con sua moglie – Io e i miei fratelli siamo cresciuti senza mai prendere antibiotici né pastiglie”. Jean François è un pozzo di saggezza. Sono uscita dalla panetteria pensando che la supposta a colazione non mi era ancora capitata.

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