COLAZIONE CON SUPPOSTA.

Stamattina ero di corsa e con mezza colazione fatta sono uscita di casa. Ma ho avuto il tempo di passare dalla nostra panetteria di fiducia, che è gestita da un gigante buono francese e da sua moglie, minuta, delicata e colombiana. Volevo uno di quei pan au chocolat che fanno, nella migliore tradizione francese, ma stamattina non ne avevano. Allora il proprietario, che per noi si chiama Jean François, con la sua faccia da bambino troppo cresciuto, mi ha strizzato l’occhiolino e mi ha detto a bassa voce col suo accento francese: “Ma non c’è  problema, te lo faccio subito un pan au chocolat!”. Ha preso un panino caldo appena sfornato e ci ha messo dentro una barretta di cioccolato. I vecchi rimedi della nonna funzionano sempre. Fin qui tutto bene, se non che mentre infilava la barretta nel “didietro” del panino, gli è meravigliosamente tornato in mente che da bambino è stato sempre curato a supposte. E ha iniziato con il suo tono più candido a elogiarmi il vecchio metodo della supposta, che non danneggia lo stomaco e va dritta a curare là dove c’è bisogno. Il tutto seguito da gesto eloquente nel caso non avessi capito bene. “Mio padre era chimico e mia madre infermiera – mi diceva mentre pagavo il mio pan au chocolat e scambiavo occhiate divertite con sua moglie – Io e i miei fratelli siamo cresciuti senza mai prendere antibiotici né pastiglie”. Jean François è un pozzo di saggezza. Sono uscita dalla panetteria pensando che la supposta a colazione non mi era ancora capitata.

CURIOSI MESTIERI.

Quando si dice “inventarsi il mestiere”: qui lo sanno fare, e lo fanno. Ad una europea appena sbarcata al tropico certe scene lasciano tra l’interdetto e il divertito. E forse possono dare qualche idea a giovani disoccupati, chissá. Qui di seguito una breve lista ragionata di mestieri insoliti che mi é capitato di vedere nell’ultimo mese:

  • Lo Sbandieratore: giovane dotato di bandiera dal colore molto appariscente, ingaggiato da un ristorante allo scopo di dargli visibilitá. Lo sbandieratore si piazza sul ciglio della strada nei pressi del ristorante, e sventola senza tregua il suo strumento del mestiere. Per ore. Quando una macchina rallenta nei pressi dello sbandieratore lui gli indica il parcheggio. Ha diritto al riposo solo quando non passano macchine, cioé qualche secondo all’ora. Conseguenze di questo lavoro: bicipiti sproporzionati e abbronzatura da muratore.
  • Los Trapeadores (scusate, non trovavo una traduzione degna in italiano. Il trapeador é colui che passa lo straccio sul pavimento). Professione comune in un centro commerciale molto popolare, costruito in un antico cascinale. Molto bello, ma con varie parti all’aperto. Cosí che quando viene giú uno di quegli acquazzoni belli potenti, s’inonda in un secondo. E spuntano dal nulla i trapeadores, che si lanciano in una lotta contro l’emergenza idrica, cercando di deviare i fiumi verso zone non di passaggio. Passano e ripassano il pavimento, che continua a bagnarsi e ribagnarsi. Nemmeno se esistesse un sindacato dei trapeadores credo che si potrebbe alleviare un po’ il loro senso di frustrazione.
  • Il Buongiornista: personaggio sinistro che staziona all’ingresso del supermercato, o dei centri commerciali. Sarebbe un addetto alla sicurezza – almeno suppongo – ma di fatto tutto quello che fa é dire “buongiorno” la mattina, e “buonasera” il pomeriggio. A tutti quelli che passano. Dirá qualche migliaio di buongiorno al giorno, ma nient’altro. Conseguenze di questo lavoro: perdita progressiva del vocabolario di base.
  • L’Alto Osservatore: no, non ha niente a che fare con le Nazioni Unite. Si tratta semplicemente di una persona posta in un punto alto, che osserva che tutto funzioni secondo le regole. Una specie di arbitro urbano. Puó stare in un parcheggio, e allora la sua postazione somiglia alla torreta del guardiaspiaggia, da dove scruta con occhio vigile il mare di auto. O puó stare in una gioielleria, appollaiato su una pedana chiusa ermeticamente con doppio vetro infrangibile, a controllare che tutto fili liscio. Spero solo che gli cambino l’ossigeno ogni tanto, poraccio.

I PERSONAGGI DEL MIO QUARTIERE.

Quando mi manca l’ispirazione basta uscire un attimo di casa. Diceva Dostoevkij “Che cosa ci può essere di più fantastico della realtà?”. In soli duecento metri si concentra una galleria di personaggi che potrebbe bastare per diversi libri. Mi limito a descriverne tre: Quesy, Vozarron, e lo Sceriffo. I nomi sono di fantasia, o più precisamente della fantasia di mio marito. Anche perché quelli veri non li sappiamo.

Quesy è il diminutivo di Quesymodo. È un venditore di formaggio in miniatura. Nel senso, il formaggio è a grandezza naturale, ma Quesy è un uomo in miniatura. Non è nano, ma semplicemente il suo processo di crescita è stato estremamente pigro. Lui non si dà per vinto, e combatte la pigrizia vendendo formaggio in un negozio fatto a misura su di lui, cioè minuscolo. Piccola nota necessaria per chi non parla spagnolo: “Queso” è formaggio, per cui il mini-personaggio si è acquistato il nome di Quesymodo in modo abbastanza automatico. Quando un ignaro acquirente entra nel suo negozio, Quesy deve saltare da dietro il banco per farsi vedere. Ma poi gestisce l’operazione con grande professionalità. È anche addetto alle consegne a domicilio, e per questo si è dotato di una bicicletta modello 8-10 anni (che comunque gli va un po’ grande) e se ne scorrazza felice per il quartiere. Nel nostro edificio, che ha nove piani, lui però effettua il domicilio solo fino al quarto piano, perché ai bottoni più alti dell’ascensore non ci arriva e non ci pensa neanche di fare tutte quelle scale.

Di fronte a casa si trova un laboratorio di cornici. Ci lavorano un padre e un figlio. Il figlio per noi è Vozarron. È un ragazzo grande e grosso, diciamo un 1,85 per oltre 100 kili. Nerissimo di capelli e con una lunga barba altrettanto nera. Ma senza baffi. A vederlo senza cornici tra le mani uno direbbe sia un miliziano jihadista appena tornato dalla Libia. Poi però parla, e bisogna essere molto bravi a non fare espressioni che potrebbero offendere la sua virilità. Vozarron ha una vocina da puffo golosone. Sottile come una corda di violino. Gli si addice come la voce di King Kong alla fata turchina.

L’ultimo di questa breve lista è lo Sceriffo. Lo Sceriffo fa i panini con la salsiccia in una stanzetta che chiama ristorante, ma è convinto che dietro questa sua semplice attività si nasconda una missione ben più grande: quella di mantenere l’ordine nella via con la sua autorità di sceriffo moderno. Vive con un cappello stile Far West perennemente sulla testa. Uno va a farsi un panino dallo Sceriffo non perché il panino valga la pena, ma per riconoscergli un minimo di autorità, per non sconvolgere questo suo stato mentale e permettergli di sentirsi ancora il padrone del quartiere.