I PERSONAGGI DEL MIO QUARTIERE.

Quando mi manca l’ispirazione basta uscire un attimo di casa. Diceva Dostoevkij “Che cosa ci può essere di più fantastico della realtà?”. In soli duecento metri si concentra una galleria di personaggi che potrebbe bastare per diversi libri. Mi limito a descriverne tre: Quesy, Vozarron, e lo Sceriffo. I nomi sono di fantasia, o più precisamente della fantasia di mio marito. Anche perché quelli veri non li sappiamo.

Quesy è il diminutivo di Quesymodo. È un venditore di formaggio in miniatura. Nel senso, il formaggio è a grandezza naturale, ma Quesy è un uomo in miniatura. Non è nano, ma semplicemente il suo processo di crescita è stato estremamente pigro. Lui non si dà per vinto, e combatte la pigrizia vendendo formaggio in un negozio fatto a misura su di lui, cioè minuscolo. Piccola nota necessaria per chi non parla spagnolo: “Queso” è formaggio, per cui il mini-personaggio si è acquistato il nome di Quesymodo in modo abbastanza automatico. Quando un ignaro acquirente entra nel suo negozio, Quesy deve saltare da dietro il banco per farsi vedere. Ma poi gestisce l’operazione con grande professionalità. È anche addetto alle consegne a domicilio, e per questo si è dotato di una bicicletta modello 8-10 anni (che comunque gli va un po’ grande) e se ne scorrazza felice per il quartiere. Nel nostro edificio, che ha nove piani, lui però effettua il domicilio solo fino al quarto piano, perché ai bottoni più alti dell’ascensore non ci arriva e non ci pensa neanche di fare tutte quelle scale.

Di fronte a casa si trova un laboratorio di cornici. Ci lavorano un padre e un figlio. Il figlio per noi è Vozarron. È un ragazzo grande e grosso, diciamo un 1,85 per oltre 100 kili. Nerissimo di capelli e con una lunga barba altrettanto nera. Ma senza baffi. A vederlo senza cornici tra le mani uno direbbe sia un miliziano jihadista appena tornato dalla Libia. Poi però parla, e bisogna essere molto bravi a non fare espressioni che potrebbero offendere la sua virilità. Vozarron ha una vocina da puffo golosone. Sottile come una corda di violino. Gli si addice come la voce di King Kong alla fata turchina.

L’ultimo di questa breve lista è lo Sceriffo. Lo Sceriffo fa i panini con la salsiccia in una stanzetta che chiama ristorante, ma è convinto che dietro questa sua semplice attività si nasconda una missione ben più grande: quella di mantenere l’ordine nella via con la sua autorità di sceriffo moderno. Vive con un cappello stile Far West perennemente sulla testa. Uno va a farsi un panino dallo Sceriffo non perché il panino valga la pena, ma per riconoscergli un minimo di autorità, per non sconvolgere questo suo stato mentale e permettergli di sentirsi ancora il padrone del quartiere.

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IL TELEGIORNALE.

I telegiornali colombiani durano un’ora e mezza. Uno dirà, ammazza ti raccontano anche come sta la nipote del Dalai Lama, gli ultimi spostamenti dei ribelli in Mozambico e le riforme interne che vuol fare la Nuova Zelanda. Macché, nulla di più lontano. Qui si parla solo ed esclusivamente di Colombia, almeno la prima ora. Lo scandalo degli appalti (ogni mondo è paese), la costruzione della nuova autostrada, il bambino azzannato dal cane, e avanti fino all’immancabile notizia sui saldi o sul caldo. Ogni servizio, 15 minuti di interviste a chiunque possa sapere anche lontanamente qualche dettaglio sulla vicenda, o voglia comunque dire la sua. Compreso quello sui saldi, dove la signora mostra i tre capi di abbigliamento appena comprati e fa il conto in diretta di quanto ha risparmiato.

Dopo un’ora di agonia lasciano per fortuna un piccolo spazio per le notizie internazionali. Che però vengono liquidate in tre rapidissimi servizi, mentre tu ti chiedi cosa mai sarà successo in tutto il resto dell’infinito mondo, e ti aggrappi alle ultime parole del giornalista sperando di captare un indizio. Ma lui ha fretta, perché dopo le notizie internazionali si torna alla Colombia, per i fantomatici “aggiornamenti”. Chissà se in questi dieci minuti scarsi la signora avrà trovato qualche altro maglioncino al 50% ?! Mah.

Per non parlare di quando c’è stata o ci sarà a breve una partita di calcio. Apriti cielo. I sette servizi dedicati alla partita scalano la classifica delle notizie e vanno per primi. Anche se a giocare è la squadra degli under20 di Zipaquirà. Intervista alla barista del locale in cui si ritrova un gruppo di tifosi, al venditore ambulante di ghiaccioli fuori dallo stadio, ai ragazzini che urlano eccitati come fosse la finale dei mondiali. Qui il calcio è sacro, e non c’è altra notizia che tenga.