IL TELEGIORNALE.

I telegiornali colombiani durano un’ora e mezza. Uno dirà, ammazza ti raccontano anche come sta la nipote del Dalai Lama, gli ultimi spostamenti dei ribelli in Mozambico e le riforme interne che vuol fare la Nuova Zelanda. Macché, nulla di più lontano. Qui si parla solo ed esclusivamente di Colombia, almeno la prima ora. Lo scandalo degli appalti (ogni mondo è paese), la costruzione della nuova autostrada, il bambino azzannato dal cane, e avanti fino all’immancabile notizia sui saldi o sul caldo. Ogni servizio, 15 minuti di interviste a chiunque possa sapere anche lontanamente qualche dettaglio sulla vicenda, o voglia comunque dire la sua. Compreso quello sui saldi, dove la signora mostra i tre capi di abbigliamento appena comprati e fa il conto in diretta di quanto ha risparmiato.

Dopo un’ora di agonia lasciano per fortuna un piccolo spazio per le notizie internazionali. Che però vengono liquidate in tre rapidissimi servizi, mentre tu ti chiedi cosa mai sarà successo in tutto il resto dell’infinito mondo, e ti aggrappi alle ultime parole del giornalista sperando di captare un indizio. Ma lui ha fretta, perché dopo le notizie internazionali si torna alla Colombia, per i fantomatici “aggiornamenti”. Chissà se in questi dieci minuti scarsi la signora avrà trovato qualche altro maglioncino al 50% ?! Mah.

Per non parlare di quando c’è stata o ci sarà a breve una partita di calcio. Apriti cielo. I sette servizi dedicati alla partita scalano la classifica delle notizie e vanno per primi. Anche se a giocare è la squadra degli under20 di Zipaquirà. Intervista alla barista del locale in cui si ritrova un gruppo di tifosi, al venditore ambulante di ghiaccioli fuori dallo stadio, ai ragazzini che urlano eccitati come fosse la finale dei mondiali. Qui il calcio è sacro, e non c’è altra notizia che tenga.

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